Confini

La fatica, il sudore, i passi verso la cima il cui orizzonte non è oscurato da ostacoli…….. La meta, il silenzio del vento. Io non ho confini.

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Il sorriso che mi hai regalato

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Mi perdo nelle tue parole,
Come nei paesaggi durante un viaggio in treno.

Sono qui seduta accanto al finestrino a sospirare pensieri che vogliono correre.
Come il vento che muove i miei capelli, sento le tue mani su tutto il mio corpo.
Il tuo sudore, il tuo profumo, i riflessi di un raggio di sole che entrano dalla finestra.
Tra le coperte calde, in una primavera afosa, accanto a me giaci tu, che mi hai insegnato un segreto bisbigliandolo.
Nella vita nulla é piú bello di un sorriso silenzioso.

La passione nel fondo del bicchiere

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Guardai il suo corpo, risalendo fino ai suoi occhi chiaramente fermi in segno di sfida, solo le sue mani svelavano con il loro tremolio la sua insicurezza. Passai poi ai suoi fianchi, al suo seno fino alla curva del collo che volevo leccare.
Sapevo che le dava fastidio il modo in cui la guardavo, lo capivo da come  si mordeva il labbro, un po’ per la tensione, un po’ per irritazione.
Andai verso di lei, sicuro dei miei passi e delle mie gambe che mi avrebbero sorretto come ali.
Ero a due passi da lei, la mia mente già la stava sfiorando e poi fu un secondo le voci dei nostri amici mi richiamarono in un chiaro invito a unirmi al tavolo e sedermi.
Avrei potuto fare qualsiasi cosa, lo sapevo che lei aspettava me.
Le sorrisi maliziosamente perché sapesse che ero cosciente del nostro gioco. E mentre la salutavo come sempre, solo la mia mano indugiò sulla sua morbida guancia qualche secondo in più.

Il fumo della sigaretta

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Questa estate ho ceduto. In vacanza in un momento di sconforto ho fatto quattro tiri di sigaretta. Ma proprio grazie a loro, ho capito che non avrei ricominciato.

La voglia di fumare se ne è andata di nuovo via. Si è consumata lentamente quella sera, guardando ardere il resto della sigaretta che tenevo in mano.

E mentre osservavo bruciare il tabacco ho pensato al passato, divenuto così lontano da essere un ricordo come il fumo di una sigaretta che si dissipa nell’aria.

La passione nel fondo del bicchiere

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Era un ristorante affollato, mancava un po d’aria a causa del riscaldamento troppo alto per i primi freddi. Ma cosa mi importava? Non potevo certo lamentarmi di quella sera, ero al massimo. Al massimo per come ero vestita, al massimo per come mi sentivo potente.

Avevo passato una vita a cercare la stabilità e il controllo, avevo impiegato anni  a raggiungere quell’emotività che mi confortava. Ero semplicemente me stessa all’interno dell’involucro che avevo creato perché tutto andasse bene.

E poi come se nulla fosse, la mia mente stabile di quelle convinzioni si spezzò. Ero una bugiarda, con me stessa, con gli altri, ma dovevo difendere quel velo che ancora mi copriva dal mondo perché era tutto ciò che avevo creato, tutto ciò che ero riuscita a fare per affrontarlo serenamente.

Le gambe mi tremarono, i miei occhi vacillarono e poi velocemente abbassai lo sguardo. Era lì come una freccia conficcata nel mio cuore, la verità.

Nessuno avrebbe capito un gesto così semplice, nessuno tranne me. Avrei dovuto pensare alla compagnia che mi circondava intrattenermi con loro e invece non facevo che guardare una coppia di amici, sposati da poco e insieme da una vita.

Era il loro atteggiamento a rapirmi e se da una parte lo trovavo affascinante, da un’altra parte mi sentivo confusa, persa, timorosa, gelosa, invidiosa, la verità è che non non capivo nemmeno io cosa provassi. Mi era chiara solo una cosa, lui era li per lei e lei sarebbe potuta stare anche dall’altro capo del mondo che non avrebbe cambiato comunque il suo sguardo, il suo sorriso. Non era solo un gesto d’amore, quello era l’amore.

Scostai la mia sedia e mi alzai con la scusa di andare al bagno; il mio velo vacillò e poi la brezza gelida del primo inverno mi colpì. Mi girai di colpo e lo vidi al bar dell’ingresso, era li che beveva l’ultimo goccio nel fondo del bicchiere. Mi guardò, lo sapevo che era li per me, mi senti la gola secca e quell’inquietudine che prima si era annidata nella mia mente questa volta mi colpì come un treno in corsa direttamente al cuore.

Non potevo scappare da ciò che avevamo condiviso, da ciò che avevamo desiderato. Lui si alzò e si sistemò il vestito, le mie gambe tremarono a ogni suo passo verso di me. Era li e per quante cose gli avessi rifiutato di dare gli avevo già dato la cosa più importante.

Avrei potuto mentire di nuovo, sarei potuta scappare, ma la verità mi avrebbe sempre raggiunta.

La scuola dell’ignoranza

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La verità è che nessuno ci ha mai insegnato com’è e cos’è la vita.
Cerchiamo risposte ai momenti di sconforto perché nessuno ci ha spiegato che son parte della vita e non hanno bisogno di risposte per essere confortati.
Ci hanno insegnato che i problemi hanno soluzioni ma nessuno ci ha spiegato che la soluzione siamo noi.
Ci sono momenti e situazioni che vogliamo finiscano il più presto possibile e cosa facciamo se non aspettare che finiscano…
Ci hanno insegnato che la felicità è il raggiungimento di obbiettivi comuni anche quando si è felice senza.
Ci hanno fatto crescere con l’idea che l’essere diversi rappresentasse un difetto.
Ci hanno insegnato che le parole possono confortare più del silenzio anche quando non si ha nulla da dire.
Ci hanno sempre insegnato com’è e cos’è la vita e presi dall’imparare la teoria abbiamo sempre perso la pratica.

 

L’incongruenza dei fiumi e la casualità della goccia d’acqua

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Tutti si lasciano fluire in una corrente.

Quando ero liceale, volevo distinguermi dalla massa. Allora non capivo che non era solo questione di come vestissi o di quale partito politico simpatizzassi.

Il mio pensiero che per tanti anni pensavo fosse libero e diverso, era in realtà il frutto di una corrente. Si è vero, non seguivo il fiume dove la maggior parte della gente si lasciava trasportare, ma del canale che ne passava accanto.

Essere diversi, non è mai una questione di appartenenza a un gruppo di pensiero, la sua piccolezza difatti non ti rende qualcosa di unico, ma solo un piccolo affluente dello stesso fiume.

Per assurdo per essere veramente liberi da ogni preconcetto, ho anche pensato che bisognasse essere ignoranti. Questo in fin dei conti ti renderebbe libero da qualsiasi condizionamento esistente. Invece alla fine ho scoperto che non solo ti rende parte di un altro canale, ma anche senza la coscienza di esserlo.

Non ho una risposta a come si possa essere diversi, su come si possa effettivamente avere un pensiero libero.

Forse per nessuno è possibile, o forse si.

Una goccia d’acqua, alla fine, non segue mai la stessa traiettoria delle altre.